Un’inchiesta di William Langewiesche. Dall’archivio di Internazionale. Leggi
La bomba che in un lampo distrusse Hiroshima in una calda mattina di agosto del 1945 fu sganciata da un quadrimotore B-29 dell’aviazione degli Stati Uniti. A differenza di tutte quelle esplose fino a quel momento, non era di tipo convenzionale: era un ordigno atomico, progettato per sprigionare l’energia descritta da Albert Einstein. Era una bomba elementare, con detonazione a proiettile, che oggi molti sarebbero in grado di costruirsi in cantina.
Alcune delle soluzioni proposte allora, oggi fanno sorridere. Einstein, per esempio, invocava la creazione di un governo globale illuminato, con uno stato maggiore formato dai militari dei paesi che fino al giorno prima erano stati nemici, e lo smantellamento volontario degli stati sovrani. Ma i fondatori della Fas non erano solo degli idealisti. Erano spinti da una miscela di coraggio e disperazione e i loro appelli dimostravano l’esistenza di un’angoscia collettiva per il rischio atomico.
Ancora più preoccupante, ma altrettanto realistica, è la possibilità che l’atomica cada nelle mani dei jihadisti. Loro, infatti, non hanno nulla da temere perché nessuno può convincerli a venire a patti usando i metodi tradizionali e normalmente efficaci con i paesi sovrani: cioè minacciando di colpire gli obiettivi strategici. Il risultato è che niente può garantire la cosiddetta pace nucleare.
L’alternativa è l’uranio ad alto arricchimento, o Heu, che contiene più del novanta per cento di isotopo fissile, l’U-235. Dal punto di vista operativo è il combustibile perfetto per una bomba fatta in casa. Durante la lavorazione si presenta come gas liquido, polvere o metallo. È tossico quanto il piombo e, a meno che non se ne ingerisca qualche particella o se ne respiri la polvere, non è pericoloso.
Per fare acquisti, tuttavia, la prima cosa da fare è trovare un venditore. Anche se tutto l’Heu esistente è sotto stretta sorveglianza, in molti paesi, a cominciare dalla Russia, lo si può comprare. Con il crollo dell’Unione Sovietica i magazzini in cui si trovavano enormi quantità di uranio arricchito sono rimasti praticamente incustoditi. Ma perché, allora, i terroristi non ne hanno approfittato? Forse non conoscevano la situazione.
Anche se hanno ricevuto una quota considerevole dei dollari spesi per migliorare la sicurezza russa, le città chiuse e gli impianti nucleari intorno a Ekaterinburg continuano a preoccupare sia la Nnsa sia, in misura maggiore, gli osservatori indipendenti. Secondo questi ultimi il rischio di furti nei siti russi da parte di terroristi resta alto.
Prendendo in considerazione tutte le variabili, costruire una bomba atomica è più difficile di quanto sembri. Ma non è impossibile Il confine più vicino a Ozersk è quello con il Kazakistan, a sud: sono appena quattro ore di macchina. Ma la strada non è delle migliori e i valichi di frontiera possono essere agevolmente bloccati sia dalla parte russa sia da quella kazaka. Il Kazakistan, inoltre, ha un controllo del territorio capillare e si è appena disfatto delle sue armi nucleari: non è certo il nascondiglio più sicuro per un carico di uranio.
La sera in cui l’ho visitata, gli edifici erano vuoti e i nuovi rivelatori non erano ancora in funzione. Se anche strumenti del genere fossero attivi non impedirebbero comunque ai contrabbandieri di trovare altri mezzi per passare i confini: magari a cavallo, su un mulo, su una Lada temeraria o una bicicletta scassata.
Molti pensano che, per un compenso adeguato i trafficanti di oppio sarebbero disposti a fornire mezzi di trasporto, alloggio e consulenza ai terroristi nucleari. Non a caso il narcotraffico viene spesso usato come esempio per spiegare quanto sia difficile opporsi al contrabbando di materiale nucleare.Per gli Stati Uniti la contiguità fra questi due traffici è solo una coincidenza sfortunata.
I villaggi dei dintorni sembrano sonnolenti, ma non lo sono affatto. Si capisce subito che l’intera regione è ben controllata, che nessuno si muove in modo autonomo e che ogni attività di una minima importanza va approvata dalle autorità. E non si tratta certo dei rappresentanti del governo turco. Il centro del potere si trova a Baskale, una cittadina nota per le sue raffinerie di eroina.
A questo punto si pone il problema di come e dove costruire la bomba. Bisogna tenere ben presente che nessuno stato sovrano – né la Libia né il Sudan né l’Iran – vorrà mai essere collegato alla costruzione di un’atomica sporca. Nel caso la bomba esploda, ogni tornaconto economico non potrebbe compensare le conseguenze di una rappresaglia. Inoltre, affidandosi a un governo sovrano ci sarebbe il rischio di vedersi confiscato tutto senza alcun preavviso.
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