L’ennesima rivolta in Francia non è solo un problema sociale La protesta della periferia francese non può essere spiegata solo con la presenza di disuguaglianze e con la mancanza di welfare | g_perazzoli
La “questione sociale” non spiega la rivolta della periferia francese. Jean-Luc Mélenchon, attuale leader de, il principale gruppo politico di sinistra del Paese, ha evocato la “lotta di classe” e ha intravisto i prodomi della rivoluzione. In realtà, però, a beneficiare elettoralmente della rivolta sarà molto probabilmente Marine Le Pen.
Qui c’è un punto interessante. Se il welfare può essere chiamato in causa non è per la sua carenza o per la mancanza di finanziamenti, ma piuttosto per la trappola della povertà. Unita ad altre problematiche – quella urbanistica, quella ideologica, quella identitaria e religiosa – la povertà contribuisce a minare il senso di cittadinanza.
Non è un caso se casermoni e quartieri anonimi sono lo sfondo di tanta musica di contestazione rock e rap. Del resto, anche Celentano cantava agli inizi della grande urbanizzazione: «Perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba?».
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